Il nostro buon Samaritano

Le parabole sono forse la prima cosa che si impara leggendo il Nuovo Testamento. Il Signore Gesù usava parabole per spiegare le cose in una maniera molto efficace. Questo studio è basato sulla parabola divenuta poi famosa come Parabola del Buon Samaritano (Luca 10:30-35). Gesù usa questa parabola per rispondere a un dottore della Legge che stava cercando di metterlo alla prova (Luca 10:25-29). L’uomo pose la famosa domanda: «Chi è il mio prossimo?». In altre parole: «chi è che dovrei amare come me stesso?» (Levitico 19:18). Quando studiamo questa parabola nel modo classico e applichiamo i buoni principi dell’ermeneutica biblica, l’ovvia conclusione è che il nostro prossimo è chiunque sia nel bisogno.

Chiunque abbia letto il nostro statuto di fede sa che noi sposiamo una lettura letterale, grammaticale, storica e contestuale della Bibbia. Tuttavia, questo non esclude che un dato passaggio biblico abbia letture addizionali, spesso sul livello simbolico. È da notare, comunque, che una lettura simbolica di un passaggio non può comunque violare i principi ermeneutici di base e pertanto essa non può contraddire la lettura letterale dello stesso passaggio, così come la lettura letterale e/o simbolica di tutto il restante testo biblico.

Questa lettura simbolica in aggiunta alla lettura letterale è spesso presente nelle parabole. Del resto la parola “parabola” viene dal greco parabolē che significa «mettere lato a lato», ovvero «comparare». Difatti le parabole sono di solito verità celesti poste in un contesto terreno; pertanto abbiamo due messaggi in uno: una verità letterale, ma anche una verità celeste.

Avendo chiara la verità letterale del passaggio, e sulla seconda, la verità celeste, che il nostro studio di concentra. Ma prima di proseguire, ho pensato che una breve nota sui Samaritani e altre note storiche avrebbero reso più agevole la comprensione di alcuni dei simbolismi che il Signore ha lasciato in questa parabola.

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La Trinità in Giovanni 3

Sin dai primi tempi della Chiesa, tre elementi della dottrina cristiana sono stati sotto attacco: la deità di Gesù Cristo (1 Giovanni 1-5), la salvezza per grazia soltanto (Galati 3:3-5), e la punizione eterna per coloro ai quali restano imputati i propri peccati (Isaia 66:24; Daniele 12:2; Matteo 25:41,46). Questi tre elementi dottrinali, che sono inconfutabilmente biblici, sono generalmente un modo pratico e veloce per identificare i culti, ovvero quei credi che sono apparentemente basati sul Dio biblico, ma che in realtà portano un messaggio diverso dal Vangelo di Gesù Cristo. I più famosi di questi culti sono, ad esempio, i Testimoni di Geova o i Mormoni. E coloro che negano la deità di Cristo, ovviamente negano del tutto la naturale pluralità di Dio, pluralità che nell’era Cristiana è stata chiamata Trinità, quando la natura triplice di questa pluralità è divenuta chiara.

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