Per Grazia

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Mese: Agosto 2014

La triplice natura della tentazione

E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. (Genesi 3:6 LND)

Il successo che Satana ebbe nel tentare Adamo ed Eva quando li persuase a ribellarsi contro la Parola di Dio nel Giardino dell’Eden, l’ha spinto a usare la stessa tecnica ripetutamente dall’allora. Con questa triplice tentazione, fa gola al corpo, all’anima e allo spirito. Prima tenta con appetiti carnali (“buono da mangiare”), poi con risposte emotive (“piacevole agli occhi”), e infine coll’orgoglio spirituale (“rendere uno intelligente”).

Giovanni chiama questi desideri “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita” (1 Giovanni 2:16). Giacomo li definisce “terren[i], natural[i] e diabolic[i]” (Giacomo 3:15).

Satana tentò perfino Cristo con le stesse tentazioni nel deserto: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani» (Matteo 4:3). Ovvero, “soddisfa la tua fame fisica”. «Gettati giù» dal «pinnacolo del tempio» (Matteo 4:5-6), così da poter godere della sensazione esilarante di essere riportato su dagli angeli. «Tutte queste cose ti darò» (Matteo 4:9) senza dover andare sulla croce, provocò Satana.

Cristo, tuttavia, superò la prova, citando in ogni occasione un verso delle Scritture appropriato per ottenere la vittoria. Oggi, quando siamo tentati, noi possiamo trarre forza dalla Sua e seguire il Suo esempio. “Beato l’uomo che sopporta la prova; perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano.” (Giacomo 1:12). “Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, affinché la possiate sopportare.” (1 Corinzi 10:13).


Tradotto da Temptation’s Threefold Nature.

Ignorare la palese verità

Molti in questo mondo mi ricordano sempre più spesso Ponzio Pilato in Giovanni 18:38; chiedono «Che cos’è verità?», solo per poi voltare le spalle e andare via quando vi si trovano faccia a faccia (Giovanni 14:6).

‘O Vangelio seconno Marco

Qualcosa di inusuale e che forse non tutti potranno apprezzare al massimo: traduzione in lingua napoletana del Vangelo secondo Marco. Traduzione e lettura a cura di Renato de Falco.

Voi credete che Dio esiste. Embè?

Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano. (Matteo 7:13-14)

Ciò che voglio discutere in questo studio è qualcosa di cruciale ai nostri giorni: la vitale differenza tra fede biblica e mero credo nell’esistenza di Dio.

Perché fin troppo spesso è trapelato che ciò che il mio interlocutore intende per fede in Dio è un mero credere che Dio esiste. Mentre nel Cristianesimo, la fede non è questo. Ma è indissolubilmente legata al perdono dei peccati tramite la nuova nascita.

Questa cruciale differenza rivela anche perché la Cristianità biblica non accetta dottrine come l’universalismo, ma sostiene con audacia che Gesù è l’unica via al Padre (Giovanni 14:6) e qualsiasi altro sistema religioso (così come la mancanza di credo) ci lascia separati da Dio in eterno.

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Israele e la protezione divina nel conflitto con Gaza

“Così parla il Signore, l’Eterno: Quando avrò raccolto la casa d’Israele di mezzo ai popoli fra i quali essa è dispersa, io mi santificherò in loro nel cospetto delle nazioni, ed essi abiteranno il loro paese che io ho dato al mio servo Giacobbe; vi abiteranno al sicuro; edificheranno case e pianteranno vigne; abiteranno al sicuro, quand’io avrò eseguito i miei giudizi su tutti quelli che li circondano e li disprezzano; e conosceranno che io sono l’Eterno, il loro Dio”. (Ezechiele 28:25-26 LND)

Questa è solo una delle tante profezie riguardanti il ritorno di Israele alla terra che il loro Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe promise con un patto di dare ai discendenti di Abramo.
Oggi abbiamo visto queste profezie avverarsi e Israele ricomparire come nazione nel 1948, proprio su quella terra, che oggi è ancora teatro di scontri e contese.
In questa nuova, ma in realtà antica e mai terminata, guerra tra gli indigeni e la discendenza di Giacobbe vediamo avverarsi più che mai le parole che Iddio promise ad Israele, di dare loro la terra che Egli ha scelto per loro, di farvi abitare al sicuro e di fare di loro il Suo popolo e di essere per loro il loro Dio.

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