L’ostilità verso gli ebrei è emersa con allarmante frequenza all’interno della stessa cristianità (Stallard, 2020). È stato suggerito che il cristianesimo europeo abbia svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la percezione dell’ebraismo dalla tarda antichità all’era moderna, intrecciando filoni teologici, sociali e politici in modi che hanno influenzato significativamente lo sviluppo dell’antisemitismo (Karady, 2012). Mentre le tensioni tra cristiani ed ebrei risalgono ai primi decenni, un sentimento antiebraico sistematico ha messo radici negli scritti dei Padri della Chiesa e nelle politiche ecclesiastiche medievali (pp. 18-19). Questi atteggiamenti fondativi si sono istituzionalizzati, esponendo gli ebrei ad accuse ricorrenti e promuovendo una legislazione ostile promulgata dai concili ecclesiastici e, in seguito, dai governi.
L’antisemitismo, qui definito come un pregiudizio persistente contro gli ebrei per motivi religiosi e/o razziali, fornisce un contesto essenziale (Langmuir, 1996). Questo saggio valuta come la teologia e le pratiche cristiane storiche abbiano plasmato le forme di antisemitismo che culminarono nelle atrocità del XIX e XX secolo. Sebbene il cristianesimo non possa essere ritenuto l’unico responsabile di ogni aspetto dell’antisemitismo, esso ha creato un ambiente favorevole alla retorica e alle politiche antiebraiche, soprattutto quando nuove ideologie, come il nazionalismo e la teoria razziale, hanno fatto propri pregiudizi precedenti (Katz, 1994).
Per esplorare questa tesi, il saggio inizierà con gli atteggiamenti dei primi cristiani nei confronti dell’ebraismo, concentrandosi sull’accusa teologica di deicidio e supersessionismo, che postulava il cristianesimo come sostituto divinamente ordinato dell’ebraismo. Esaminerà poi l’istituzionalizzazione del sentimento antiebraico nel periodo medievale, soprattutto attraverso i concili della Chiesa e i miti popolari, prima di tracciare cambiamenti e continuità nella Riforma. La discussione si estenderà all’Illuminismo e all’ascesa dell’antisemitismo razziale, mostrando come i tropi religiosi migrarono in nuovi quadri ideologici. Infine, il saggio prenderà in considerazione gli sviluppi del XX secolo, tra cui l’Olocausto e i tentativi cristiani di affrontare l’eredità dell’antiebraismo, esemplificati da riforme come Nostra Aetate (Valkenberg, 2016).
L’obiettivo è chiarire come le radicate prospettive teologiche e le politiche ecclesiastiche abbiano alimentato il pregiudizio contro gli ebrei, riconoscendo al contempo che questi atteggiamenti non erano monolitici e spesso riflettevano dinamiche culturali e politiche più ampie. Ricostruire questa eredità consente una comprensione più profonda di come l’antigiudaismo cristiano abbia generato una lotta identitaria nei confronti degli ebrei.
Chi erano? Chiarimenti su Giovanni 8:31–47
Di Vincenzo
il 30 Ottobre 2025
in Commentari
L’ottavo capitolo del Vangelo di Giovanni contiene uno dei dialoghi più fraintesi del Nuovo Testamento. Inizia con la splendida affermazione: “Mentre egli parlava così, molti credettero in lui.” (Giovanni 8:30), ma nel giro di pochi versetti, coloro che sembrano aver creduto vengono definiti bugiardi, assassini e figli del diavolo. Per secoli, i commentatori hanno faticato a spiegare questa tensione. Questi “credenti” hanno forse perso la fede? La loro fede era insincera fin dall’inizio? La fede non è sufficiente? O sta accadendo qualcos’altro nella narrazione che molti non sono riusciti a vedere?
La risposta non sta nel sminuire il significato della fede, ma nel leggere attentamente ciò che Giovanni ha effettivamente scritto.
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