Per Grazia

Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede

Tag: salvezza

Croce

Come si fa a compiacere Dio?

La Bibbia ci insegna che chi ascolta le parole di Dio costruisce sulla roccia, e niente può abbatterla. E le parole di Dio sono queste:

Amate Dio e amatevi gli uni gli altri (Luca 10:27).

Ma come si fa ad amare Dio? Da cosa possiamo partire per cominciare ad amarlo e compiacerlo? Nella mia carne, in questo cuore sembra non esserci spazio per l’amore verso Dio. Amo il mio sposo, i miei figli, i miei genitori e gli amici…ma Dio sembra non rientrarci in questo amore, sembra esserne fuori. Quando il mio cuore subisce qualche danno per via delle cose che nella vita non vanno sempre bene, ecco che sento venir meno ancora di più, il sentimento di amare Dio. O forse cerco di avvicinarmi con la preghiera ma in qualche modo, non so come sentirlo, non ho risposte ai miei interrogativi, le mie parole sembrano viaggiare nel vuoto, raggiungono un muro e sembra che Dio sia lontano…sembra che non possa sentirle. Allora lo abbandono di nuovo. Torno alla mia vita lontana da Lui…ci credo si, ma col cuore freddo, ci credo con le mie azioni di carità, con il mio essere gentile…ecco basterà questo a far felice Dio?

Leggi tutto

La purezza dei santi in Cristo

In tutta la Bibbia, solo i santi che appartengono alla Chiesa vengono detti «in Cristo». Questi santi godono di benedizioni spirituali a dir poco indescrivibili. Difatti, la Scrittura dice che Dio «ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3). Ogni benedizione. Nessuna esclusa.

Una delle realtà più sconvolgenti (e difatti anche tra le più incomprese e spesso intellettualmente rifiutata nella Chiesa) è che il credente in Cristo è irreprensibile (ovvero, perfettamente giusto) agli occhi di Dio.

Ciò è deducibile da versi chiarissimi nella Bibbia:

  1. Siamo stati dichiarati giusti per fede (Romani 5:1);
  2. Possediamo la giustizia (perfetta) di Dio (2 Corinzi 5:21);
  3. Siamo, come detto, irreprensibili agli occhi di Dio (Colossesi 1:21-22; Efesini 5:25-27);
  4. Il peccato che vive nella nostra carne viene ora visto separatamente dal «nuovo io» derivato dalla nuova nascita (Romani 7:15-25);
  5. Possiamo aver fiducia (e non paura, cfr. 1 Giovanni 4:18) nel giorno del giudizio, perché come è Gesù così siamo noi in questo mondo (1 Giovanni 4:17). E com’è Gesù? Senza peccato (Ebrei 4:15).1

Tutto ciò c’è stato concesso da una transazione di giustificazione (1 Corinzi 6:11) e garantito nel momento in cui abbiamo creduto il vangelo (Efesini 1:13-14).

Lode al Dio eterno, al nostro Signore Gesù Cristo.


  1. Questo è perfettamente consistente con il fatto che il non credente è in Adamo e quindi è come lui, cioè peccatore, pertanto morto perché il salario del peccato è la morte (Romani 6:23). Mentre il credente è come Cristo, senza peccato, quindi vivo. Come è scritto: «Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati» (1 Corinzi 15:22); e ancora «Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante» (1 Corinzi 15:45) 

L’importanza vitale del riposo sabbatico

Mentre i figli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato. Quelli che lo avevano trovato a raccoglier legna lo portarono da Mosè, da Aaronne e davanti a tutta la comunità. Lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare. Il Signore disse a Mosè: «Quell’uomo deve essere messo a morte; tutta la comunità lo lapiderà fuori del campo». Tutta la comunità lo condusse fuori dal campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l’ordine che il Signore aveva dato a Mosè. (Numeri 15:32-36)

Al lettore superficiale, casuale o scettico che cerca solo di tirare conclusioni fuori contesto, passaggi come questo possono essere motivo di stupore, confusione o perfino sdegno.

Tuttavia, prima procedere col nostro studio, è doveroso ricordare due cose:

  • Israele era una nazione santa (Deuteronomio 7:6). No, non vuol dire che erano tutti perfetti, ma semplicemente che il Signore l’aveva scelta e separata1 di proposito da tutte le altre per la Sua gloria (Deuteronomio 7:7-8) e i Suoi scopi (Isaia 42:9; 43:10; 49:3,5-6). Quindi per quanto dure possano sembrare certe leggi, il punto era proprio dimostrare al mondo l’inarrivabile standard morale di Dio. In questo caso, per giustizia, una legge violata andava punita come da prescrizione (Esodo 31:14).
  • Tutte le cose scritte nel passato, sono state scritte per il nostro insegnamento (Romani 15:4).

Di certo, è possibile dedurre subito una cosa cruciale dal passaggio d’apertura: chi vìola il Sabato muore (Esodo 31:15).

Leggi tutto

Il nostro buon Samaritano

Le parabole sono forse la prima cosa che si impara leggendo il Nuovo Testamento. Il Signore Gesù usava parabole per spiegare le cose in una maniera molto efficace. Questo studio è basato sulla parabola divenuta poi famosa come Parabola del Buon Samaritano (Luca 10:30-35). Gesù usa questa parabola per rispondere a un dottore della Legge che stava cercando di metterlo alla prova (Luca 10:25-29). L’uomo pose la famosa domanda: «Chi è il mio prossimo?». In altre parole: «chi è che dovrei amare come me stesso?» (Levitico 19:18). Quando studiamo questa parabola nel modo classico e applichiamo i buoni principi dell’ermeneutica biblica, l’ovvia conclusione è che il nostro prossimo è chiunque sia nel bisogno.

Chiunque abbia letto il nostro statuto di fede sa che noi sposiamo una lettura letterale, grammaticale, storica e contestuale della Bibbia. Tuttavia, questo non esclude che un dato passaggio biblico abbia letture addizionali, spesso sul livello simbolico. È da notare, comunque, che una lettura simbolica di un passaggio non può comunque violare i principi ermeneutici di base e pertanto essa non può contraddire la lettura letterale dello stesso passaggio, così come la lettura letterale e/o simbolica di tutto il restante testo biblico.

Questa lettura simbolica in aggiunta alla lettura letterale è spesso presente nelle parabole. Del resto la parola “parabola” viene dal greco parabolē che significa «mettere lato a lato», ovvero «comparare». Difatti le parabole sono di solito verità celesti poste in un contesto terreno; pertanto abbiamo due messaggi in uno: una verità letterale, ma anche una verità celeste.

Avendo chiara la verità letterale del passaggio, e sulla seconda, la verità celeste, che il nostro studio di concentra. Ma prima di proseguire, ho pensato che una breve nota sui Samaritani e altre note storiche avrebbero reso più agevole la comprensione di alcuni dei simbolismi che il Signore ha lasciato in questa parabola.

Leggi tutto

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén