Lettera agli Efesini 1:1-10

Quest'articolo è parte 1 di 1 nella serie Lettera agli Efesini

Benvenuti alla nostra nuova serie di studi incentrata sulla Lettera agli Efesini. Inizieremo dai primi dieci versi del primo capitolo.

Introduzione

Per iniziare, diamo un breve sguardo alla lettera nel suo insieme: l’apostolo Paolo ci parla, in questa epistola, del piano salvifico di Dio, delle grandi benedizioni di cui godono coloro la cui posizione è in Cristo (ovvero, coloro che sono salvi), del mistero dei non ebrei inclusi nel piano di Dio, dell’abbattimento delle barriere culturali, sociali e di ogni tipo all’interno della Chiesa di Cristo, etc. È una lettera breve, ma ricca di insegnamenti e spiegazioni.

I manoscritti più vecchi, uniti alle prove testuali interne, ci dicono che Paolo ha probabilmente scritto questa lettera come missiva generale da far circolare nell’area dell’Asia Minore, di cui Efeso era il maggior centro dell’epoca. La dicitura “che sono in Efeso” venne probabilmente aggiunta successivamente per dare un marchio distintivo alla lettera usando la città più emblematica dell’area.

Ciò detto, nonostante qualche disperato tentativo della critica moderna, non vi è praticamente alcun dubbio che l’apostolo Paolo sia l’autore di questa lettera, e che i destinatari fossero i santi dell’Asia Minore.

Una nota curiosa di questa lettera è che, nell’originale, dal verso tre al verso quattordici, Paolo impiega una sola lunga frase senza pause, passando dalla lode a Dio per le benedizioni riversate sui santi in Cristo, all’introduzione dei temi principali della lettera.

Indirizzo e saluti

Nei primi due versi della lettera troviamo la classica sezione dei saluti e dei destinatari. Interessante notare il saluto tipico di Paolo: Grazia a voi e Pace. Ciò che è sicuramente distintivo di questa classica formula paolina è che riassume il messaggio del Vangelo: la grazia salvifica di Dio in Cristo che porta pace tra l’uomo e Dio, così come anche tra uomo e uomo all’interno della Chiesa.

Benedizioni in Cristo

E finalmente veniamo alla sostanza del nostro passaggio! Iniziamo con la parte più facile:

Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. (Efesini 1:3)

Paolo inizia col ringraziare Dio per aver benedetto noi che siamo in Cristo con ogni sorta di benedizione spirituale nei luoghi celesti.

Notate questa dicitura in Cristo, perché è tipica delle lettere paoline e di sicuro tipico della Lettera agli Efesini. È importante tenere a mente che Paolo, in questa lettera, si riferisce primariamente a questo gruppo speciale di persone, quelle in Cristo, cioè persone salve, che hanno creduto al Vangelo.

Elezione: fatto o finzione?

In lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui, avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà, a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio. (Efesini 1:4-6)

Questo passaggio è da secoli una roccaforte per la dottrina calvinista dell’elezione incondizionata, e ciò mi obbliga a soffermarmici più a lungo di quanto sarebbe realmente necessario per commentarlo.

La parola elezione significa sostanzialmente scelta, selezione. Tra coloro che credono che Dio abbia scelto un gruppo di persone da salvare, esistono due fazioni: coloro che credono all’elezione incondizionata (Calvinisti) e quelli che credono all’elezione condizionale (Arminiani).

Poi ci sono quelli come noi, che non appartengono a nessuna di quelle due fazioni, perché la scelta di cui si parla in questo passaggio non è legata a un gruppo di persone che Dio sceglie di salvare.

Elezione: un fatto, sì, ma un fatto diverso

Vedete, per ogni scelta esistono almeno quattro componenti: oggetto, scopo, motivo e tempo. Noi ci dilungheremo sulle prime due componenti, poiché sono quelle che, quando travisate, cambiano la natura della scelta.

Calvinisti e Arminiani hanno in comune l’oggetto e lo scopo della scelta: entrambi credono che Dio abbia scelto un gruppo di persone (oggetto) al fine di posizionarle in Cristo, cioè salvarle (scopo). La differenza tra i due è che i Calvinisti credono che il Signore, prima della creazione di tutte le cose, abbia scelto un gruppo chiuso di persone destinate alla salvezza, che poi Egli stesso si sincererà credano al Vangelo, lasciando il resto dell’umanità in uno stato definito di totale incapacità di credervi. Gli Arminiani credono, invece, che Dio seleziona chi salvare coloro che Egli sa sceglieranno di credere in Gesù; il paradosso qui è chiaro: chi è sta facendo la scelta? Dio o i credenti?

La realtà è che la natura della scelta di cui Paolo ci parla in questo passaggio è del tutto diversa: oggetto e scopo non sono quelli che Calvinisti e Arminiani ci dicono. Ciò dovrebbe essere già chiaro dall’introduzione nel verso tre, dove Paolo ci dice che sta per parlarci delle grandi benedizioni riversate su coloro che sono in Cristo. La scelta di cui si parla è pertanto il piano di Dio, sin da prima della creazione del mondo, per coloro che sarebbero stati in Cristo credendo al Vangelo.

Dal quarto verso otteniamo facilmente sia l’oggetto che lo scopo della scelta di Dio.

In lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui

“In lui ci ha eletti” ci dà l’oggetto della scelta divina: Dio sceglie noi che siamo “in lui”, ovvero in Cristo. Si noti che la struttura grammaticale della frase,1 sia nel greco originale, sia nella traduzione, non permette di dedurre che Dio “ci ha scelti per essere in Cristo”. No. Dio ha scelto noi, che siamo in lui. L’oggetto della scelta (ovvero, noi in Cristo) è reso ancora più inequivocabile dal fatto che lo scopo della scelta è specificato nel resto del verso, quando dice “perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui”.

La scelta (il piano di Dio) era dunque questa: di rendere santi e irreprensibili coloro che sarebbe stati in Cristo. E nel prossimo studio di questa serie vedremo chiaramente come si arriva ad essere in Cristo.

avendoci predestinati nel suo amore a essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il disegno benevolo della sua volontà

Ciò che dovrebbe cogliere con grande stupore tutti i credenti è che lo scopo della scelta di Dio non si limita a quanto appena letto nel verso quattro. Nel quinto verso Paolo continua, dicendoci che il Signore ha predestinato i santi in Cristo ad essere anche adottati nella famiglia di Dio.

Tempo e Motivo della scelta

Nel verso quattro abbiamo anche letto che la scelta è stata fatta da Dio “prima della fondazione del mondo”. Questo è il tempo della scelta. Il motivo della scelta, infine, ci è dato dal sesto verso

a lode della gloria della sua grazia, che ci ha concessa nel suo amato Figlio.

Ulteriori dettagli

In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, che egli ha riversata abbondantemente su di noi dandoci ogni sorta di sapienza e d’intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo il disegno benevolo che aveva prestabilito dentro di sé, per realizzarlo quando i tempi fossero compiuti. Esso consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra. (Efesini 1:7-10)

In quest’ultima sezione troviamo un’ulteriore delucidazione riguardo la benedizione principale di chi è in Cristo: la redenzione, il perdono dei peccati, secondo la grazia che Egli ha riversato su di noi, rivelandoci un segreto (mistero): il suo piano di raccogliere ogni cosa sotto l’unico capo, Cristo.

Parallelo in Giovanni

Sperando di aver reso chiaro questo passaggio, specialmente per quanto concerne la porzione chiave riguardo la natura dell’elezione, voglio ora riportare un passaggio dal Vangelo secondo Giovanni che esprime lo stesso concetto di “scelta”, ma in maniera meno complessa e pertanto più chiara e semplice.

ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome (Giovanni 1:12)

Se riprendiamo Efesini 1:4-5 e rimuoviamo alcuni dettagli, leggiamo questo:

In lui ci ha eletti […] per […] essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli

Siccome “quelli che l’hanno ricevuto” e quelli “in lui” sono lo stesso gruppo di persone, i due testi sono equivalenti, chiarendo ancora di più la natura della scelta divina. L’apostolo Paolo, semplicemente, ci fornisce più dettagli, dicendoci quando questa scelta è stata effettuata, per quale motivo, e quali sono le benedizioni che derivano dall’adozione nella famiglia di Dio.

Conclusione

Spero lo vediate, adesso. La scelta divina di cui Paolo parla in Efesini non è quella di selezione di un gruppo che Dio poi destinerà alla salvezza. Piuttosto, si tratta della scelta, del piano di Dio da prima della creazione del mondo, per coloro che avrebbero creduto al Suo Vangelo, predestinati a varie cose, quali diventare santi e irreprensibili, essere adottati nella famiglia di Dio, etc. La nozione di “elezione alla salvezza”, sia essa condizionale o incondizionata, è totalmente assente nel testo. La struttura grammaticale, così come il contesto immediato e quello più ampio, non permettono tale lettura del passaggio.


  1. Se lo scopo della scelta fosse stato quello della salvezza, il verso quattro non ci avrebbe detto «in lui ci ha eletti» ma piuttosto «ci ha eletti perché fossimo in lui», visto che è l’essere posizionati in Cristo che equivale alla salvezza.