Il futuro di Israele e Geremia 33:14-26

Molti Cristiani aderiscono alla Teologia della Sostituzione (per quanto molti di loro rifiutino quest’etichetta o persino il concetto stesso). Questa posizione è di solito comune nell’ambiente del Cristianesimo Riformato, ed è essenzialmente un’eredità della chiesa cattolica romana. Coloro che aderiscono alla Teologia della Sostituzione hanno speso tantissime energie nel cercare di dimostrare che la nazione di Israele non ha più un ruolo centrale nei piani di Dio e non sarà mai il “quartier generale” del Regno Messianico che deve venire. A seconda di dove vivete la vostra cristianità quotidiana, questa posizione potrebbe essere più o meno diffusa. Come forse alcuni di voi sapranno, la mia famiglia ed io viviamo attualmente in Inghilterra, dove le chiese con questa posizione teologica sono un gran numero.

Eppure, io ritengo che Dio comunichi sempre nella maniera più semplice possibile; credere che Dio abbia rivelato tutta una serie di cose ai profeti antichi, ma che tali cose sarebbero finite col significare tutt’altro “alla luce del nuovo testamento” equivale a credere che Dio è un’ingannatore.

A tale riguardo voglio commentare un passaggio dal libro di Geremia.

“Ecco, i giorni vengono”, dice il Signore, “in cui io manderò ad effetto la buona parola che ho pronunciata riguardo alla casa d’Israele e riguardo alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo io farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia, ed esso eserciterà il diritto e la giustizia nel paese. In quei giorni Giuda sarà salvato e Gerusalemme abiterà al sicuro; questo è il nome con cui sarà chiamata: Signore nostra giustizia”. (Geremia 33:14-16)

È praticamente impossibile allegorizzare o spiritualizzare questo passaggio. “La casa di Israele e la casa di Giuda” non possono indicare altro che la nazione di Israele. Il “germoglio di giustizia” è il Messia, dalla linea di Davide, che in “quei giorni” eserciterà diritto e giustizia nel paese. Il passaggio chiaramente indica il Messia come Re che esercita nel Paese, quindi sulla terra.

Poiché così parla il Signore: “Non verrà mai meno a Davide chi sieda sul trono della casa d’Israele, (Geremia 33:17)

A Davide, il Signore promette, non mancherà mai erede sul trono. Siccome Davide non ha mai regnato dal trono di Dio nei cieli, ma dal suo trono in Gerusalemme, così farà anche il Messia, proprio come promette questo passaggio.

ai sacerdoti Levitici non verrà mai meno, in mia presenza, chi offra olocausti, chi faccia fumare le offerte e chi faccia tutti i giorni i sacrifici”». (Geremia 33:18)

Questo verso è veramente interessante. Di solito, coloro che precludono la possibilità di un Regno Messianico terreno, con Israele nazione prominente e scelta dal Signore, sono le stesse persone che dichiarano fermamente che le offerte e i sacrifici sono terminati per sempre con la venuta di Cristo. Eppure qui, come in altri passaggi della Bibbia, il Signore afferma che i sacrifici saranno di nuovo presenti durante il Regno Messianico. In questo verso in particolare, Dio ci sta dicendo chiaramente che l’ordine dei sacerdoti Levitici continuerà a esistere e a offrire sacrifici “tutti i giorni”. Ciò può essere vero solamente se si adotta una visione premillennialista e si considera il quarto tempio e i sacrifici secondo la Legge del Regno (e non quella Mosaica) descritti da Ezechiele letteralmente come storia futura (Ezechiele 40-48). Nel tempio descritto da Ezechiele, sebbene non ci sia più un Sommo Sacerdote (perché il Signore Gesù rimane tale per sempre secondo l’ordine di Melchìsedek), ci sono ancora i sacerdoti Levitici, e le offerte, sebbene diverse, vengono ancora fatte.

E nel caso il Signore non fosse stato abbastanza chiaro finora, il concetto è ripetuto nei seguenti versi.

La parola del Signore fu rivolta a Geremia in questi termini: «Così parla il Signore: “Se voi potete annullare il mio patto con il giorno e il mio patto con la notte, in maniera che il giorno e la notte non vengano al tempo loro, allora si potrà anche annullare il mio patto con Davide mio servitore, in modo che egli non abbia più figlio che regni sul suo trono, e con i sacerdoti levitici miei ministri. Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la sabbia del mare, così io moltiplicherò la discendenza di Davide, mio servitore, e i Leviti che fanno il servizio in mio onore”». (Geremia 33:19-22)

Ma sono i prossimi versi ad essere particolarmente emozionanti per me:

La parola del Signore fu rivolta a Geremia in questi termini: «Non hai posto mente alle parole di questo popolo quando va dicendo: “Le due famiglie che il Signore aveva scelte, le ha rigettate”? Così disprezzano il mio popolo, che agli occhi loro non è più una nazione. (Geremia 33:23-24)

Poteva il Signore usare linguaggio più chiaro? Il Signore parla di persone che affermano che Dio ha rigettato Israele (“le due famiglie” richiama l’espressione “casa di Israele e casa di Giuda” usata prima) e non la considerano più una nazione ai loro occhi. Non vi ricorda nessuno?

E prima che qualcuno salti fuori dicendo «ma il passaggio si riferisce a un altro periodo», ricordiamo che questo passaggio è iniziato con “In quei giorni e in quel tempo io farò germogliare per Davide un germoglio di giustizia, ed esso eserciterà il diritto e la giustizia nel paese”. Questi sono i giorni del Regno Messianico, quindi l’intero passaggio guarda a un periodo di tempo che è molto più avanti dei tempi vicini a Geremia.

Così parla il Signore: “Se io non ho stabilito il mio patto con il giorno e con la notte, e se non ho fissato le leggi del cielo e della terra, allora rigetterò anche la progenie di Giacobbe e di Davide mio servitore, e non prenderò più dai suoi discendenti coloro che governeranno la discendenza di Abraamo, d’Isacco e di Giacobbe! Poiché io farò tornare i loro esuli e avrò pietà di loro”». (Geremia 33:25-26)

Ancora una volta, il Signore ripete il concetto, dicendo essenzialmente: mi spiace, ma non rigetterò affatto Israele; tutt’altro, ristorerò questa nazione con l’erede di Davide sul trono.