Perché sono dispensazionalista?

Recentemente sono entrato in contatto col fratello Randy White di Dispensational Publishing House, e mi ha chiesto di scrivere per la sua rubrica Why am I a dispensationalist?, ovvero Perché sono dispensazionalista? Finora non ho mai scritto, qui su Per Grazia, riguardo il dispensazionalismo nello specifico; quindi vi rimando a un’introduzione esterna. Di seguito, trovate la traduzione in italiano di ciò che ho scritto per la rubrica di Randy.


Mi chiamo Vincenzo Russo, ho 36 anni e sono originario di Napoli. Vivo nel Regno Unito dal 2008 e attualmente sono nella contea del Kent, con mia moglie e i nostri due figli. Mia moglie ed io siamo nati di nuovo nel 2012 (quando non eravamo ancora sposati), nel giro di pochi mesi l’uno dall’altro. La nostra testimonianza è abbastanza lunga, quindi salterò i dettagli. Basti dire che Dio ci ha trasformato e siamo passati dall’essere su strade separate (entrambe che portavano alla distruzione, ovviamente) allo sposarci per la gloria di Dio, nove mesi dopo.

Quando sono diventato cristiano, una delle mie prime preghiere rivolte a Dio è stata che mi insegnasse, che mi rendesse capace di essere il leader spirituale nella nostra casa. Pregavo con fervore che non andassi fuori strada, dando ascolto a teorie umane piuttosto che alla Sua Parola. E, devo ammettere, che, in svariate occasioni, Egli ha fatto in modo che fosse così, talvolta, con interventi forti e duri.

Poco dopo, ho iniziato a pormi le mie prime domande. Per quanto riguarda l’esegesi, alcuni passaggi non sembravano avere molto senso alla luce dei due presupposti chiave con le quali leggevo la Bibbia i primi tempi: 1. che la Chiesa aveva temporaneamente sostituito Israele nel piano di Dio (be’, per un periodo molto breve avevo pensato addirittura che la Chiesa avesse sostituito Israele per sempre); 2. che l’intero canone del Nuovo Testamento avesse la Chiesa e la Chiesa soltanto, sia come destinatario che come soggetto principale.

Fu allora che il Signore mi indirizzò gentilmente verso quello che sarebbe diventato il mio primo insegnante umano. Questo fratello, ora con il Signore, gestiva un ministero online e io leggevo principalmente i suoi articoli; come scoprii molto dopo, era un dispensazionalista. Tuttavia, l’unico tratto distintivo che normalmente emergeva dai suoi articoli e studi era il suo approccio esegetico: letterale, grammaticale, storico, e contestuale. Era il tassello mancante. Armato solo di questo strumento, e del consiglio di interpretare passaggi difficili sempre alla luce di quelli più facili, la Bibbia passò per me, dall’essere in bianco e nero, all’essere a colori. Ogni passaggio che, anche oggi, sembra essere considerato “difficile” in altri sistemi, è diventato naturale da comprendere per me. Sì, certo: non sto dicendo che capisco perfettamente la Bibbia; passaggi difficili ci sono sempre, ma la difficoltà non è dovuta a un approccio interpretativo errato, quanto piuttosto alla complessità generale data dal contesto, dalle sezioni profetiche e dalle circostanze storiche.

Cosa voglio dire con questo? In che modo, quanto detto finora, risponde alla domanda in questione: “Perché sono dispensazionalista?” Be’, il dispensazionalismo come sistema non mi è stato imposto, ma vi sono arrivato per via di ciò che essenzialmente è il cuore del dispensazionalismo: ermeneutica letterale, grammaticale e storica; la regola d’oro d’interpretazione. Pertanto, sono un dispensazionalista perché alla base dell’intero sistema giace un principio che offre consistenza e coerenza, dando un senso sia al messaggio generale della Bibbia quanto a tutti i dettagli della storia. E lo fa in totale armonia, senza bisogno di complessi esercizi di logica e filosofia, realizzando così ciò che credo fosse l’intenzione di Dio riguardo alle Sue Scritture fin dall’inizio: comunicare la verità di Dio a ogni uomo e donna. L’ermeneutica letterale, grammaticale, storica non lascia spazio a istituzioni come il Magistero né all’atteggiamento generale di alcuni circoli cristiani che vorrebbero farci credere che non si può veramente capire la Bibbia se non si hanno uno o più dottorati.

Sono un dispensazionalista perché sono assolutamente certo che sia l’unico sistema che porta a una corretta teologia, dalla cristologia alla soteriologia, dall’ecclesiologia all’escatologia, dall’antropologia all’israeleologia. Dalla mia personale esperienza, sono convinto anche che sia l’unico sistema che dia origine al giusto tipo di passione nel credente; penso che comprendere la Parola di Dio in modo appropriato sia fondamentale per sviluppare un sano senso di appassionata ammirazione per Dio e il Suo piano stupefacente.

In questo breve tempo in cui sono cristiano, sono stato (e mi sono) messo alla prova in diverse aree della teologia per essere certo di non iniziar a credere determinate cose solo per tradizione piuttosto che perché sono effettivamente nella Bibbia. Ad oggi, ogni sistema alternativo che ho analizzato è risultato tremendamente inferiore, quando messo al confronto del Dispensazionalismo Classico; con tali alternative, la Bibbia sembra diventare o irrilevante o una farsa.

Ecco perché sono un dispensazionalista.