La Parabola dei due Figli

Recentemente ho fatto una chiacchierata con un gruppo di cattolici romani online.1 Una delle persone su quella pagina si è dimostrata cordiale e aperta al dialogo; abbiamo discusso le nostre differenze tranquillamente. Tuttavia, una delle domande che mi ha fatto richiedeva una risposta lunga che sostanzialmente si è tradotta in un piccolo studio biblico, che ora vi propongo.

La richiesta

Mi è stato chiesto di analizzare i versi di Matteo 21:28-32. Il commento che accompagnava la richiesta era: «In pratica, questa parabola pone il fare prima del credere, nel senso che il fare implica già il credere, anche se non viene espresso pubblicamente a parole».

È chiaro che il nostro amico ha portato il suo bagaglio presupposizionale nella discussione, leggendo nel testo delle opere giustificatrici che seguono necessariamente la vera fede, quando difatti tale concetto è totalmente alieno al testo che stiamo per esaminare. Intanto, citiamo il passaggio:

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Avvicinatosi al primo, disse: “Figliolo, va’ a lavorare nella mia vigna oggi”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, vi andò. Avvicinatosi all’altro, disse la stessa cosa. Egli rispose: “Vado, signore”; ma non vi andò. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «Il primo». E Gesù a loro: «Io vi dico in verità: i pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui. (Matteo 21:28-32)

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Lettera agli Efesini 1:1-10

Quest'articolo è parte 1 di 1 nella serie Lettera agli Efesini

Benvenuti alla nostra nuova serie di studi incentrata sulla Lettera agli Efesini. Inizieremo dai primi dieci versi del primo capitolo.

Introduzione

Per iniziare, diamo un breve sguardo alla lettera nel suo insieme: l’apostolo Paolo ci parla, in questa epistola, del piano salvifico di Dio, delle grandi benedizioni di cui godono coloro la cui posizione è in Cristo (ovvero, coloro che sono salvi), del mistero dei non ebrei inclusi nel piano di Dio, dell’abbattimento delle barriere culturali, sociali e di ogni tipo all’interno della Chiesa di Cristo, etc. È una lettera breve, ma ricca di insegnamenti e spiegazioni.

I manoscritti più vecchi, uniti alle prove testuali interne, ci dicono che Paolo ha probabilmente scritto questa lettera come missiva generale da far circolare nell’area dell’Asia Minore, di cui Efeso era il maggior centro dell’epoca. La dicitura “che sono in Efeso” venne probabilmente aggiunta successivamente per dare un marchio distintivo alla lettera usando la città più emblematica dell’area.

Ciò detto, nonostante qualche disperato tentativo della critica moderna, non vi è praticamente alcun dubbio che l’apostolo Paolo sia l’autore di questa lettera, e che i destinatari fossero i santi dell’Asia Minore.

Una nota curiosa di questa lettera è che, nell’originale, dal verso tre al verso quattordici, Paolo impiega una sola lunga frase senza pause, passando dalla lode a Dio per le benedizioni riversate sui santi in Cristo, all’introduzione dei temi principali della lettera.

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Le dispensazioni

Abbiamo il piacere di annunciarvi che il frutto della nostra prima collaborazione con Ariel Ministries è finalmente maturato. Grazie soprattutto alla mia sposa, Per Grazia ha tradotto lo studio biblico del Dr. Fruchtenbaum, intitolato Le dispensazioni, che si va ad aggiungere alle tante altre traduzioni che il gruppo italiano ha prodotto finora. Di seguito, un estratto del manoscritto (che potete scaricare qui):

Per capire esattamente cosa sia una dispensazione, dobbiamo fare riferimento a due termini della lingua greca dai quali deriva il concetto. Il primo termine è oikonomia, da cui proviene il termine “ecumenico”, che significa “gestire”, “regolare”, “amministrare”, “pianificare”. Il secondo è aion che significa “età” ed enfatizza l’elemento temporale di una dispensazione. Pertanto, da un lato il termine dispensazione fa riferimento ad un modo specifico con cui Dio amministra il Suo programma e la Sua volontà nel mondo e dall’altro indica un periodo di tempo. In riferimento al suo contenuto e significato, una dispensazione è un’amministrazione, una responsabilità. In relazione al tempo, è un’età, poiché ogni dispensazione copre un periodo di tempo. In ogni dispensazione Dio amministra la Sua economia, il Suo dominio, la Sua autorità e il Suo programma in modi diversi rispetto alla precedente. Le dispensazioni sono, dunque, distinti periodi di tempo durante i quali Dio dispensa la Sua volontà in un modo specifico e unico, basato su un patto sul quale poggia una particolare dispensazione. Ogni dispensazione è caratterizzata da sette elementi o aspetti specifici: 1. Ogni dispensazione ha uno o più nomi, i quali riflettono, in qualche modo, la regola di vita per quella particolare dispensazione. 2. Per ogni dispensazione esiste una persona chiave alla quale è data una specifica rivelazione. 3. Ogni dispensazione impartisce all’uomo una responsabilità, poiché ogni dispensazione inizia con una nuova rivelazione che richiede una risposta da parte dell’uomo. 4. È prevista una prova specifica. 5. A seguito di tale prova si ha un fallimento specifico. 6. C’è un giudizio che segna il termine della dispensazione. 7. Ogni dispensazione possiede qualcosa che caratterizza la grazia divina.

Come si fa a compiacere Dio?

La Bibbia ci insegna che chi ascolta le parole di Dio costruisce sulla roccia, e niente può abbatterla. E le parole di Dio sono queste:

Amate Dio e amatevi gli uni gli altri (Luca 10:27).

Ma come si fa ad amare Dio? Da cosa possiamo partire per cominciare ad amarlo e compiacerlo? Nella mia carne, in questo cuore sembra non esserci spazio per l’amore verso Dio. Amo il mio sposo, i miei figli, i miei genitori e gli amici…ma Dio sembra non rientrarci in questo amore, sembra esserne fuori. Quando il mio cuore subisce qualche danno per via delle cose che nella vita non vanno sempre bene, ecco che sento venir meno ancora di più, il sentimento di amare Dio. O forse cerco di avvicinarmi con la preghiera ma in qualche modo, non so come sentirlo, non ho risposte ai miei interrogativi, le mie parole sembrano viaggiare nel vuoto, raggiungono un muro e sembra che Dio sia lontano…sembra che non possa sentirle. Allora lo abbandono di nuovo. Torno alla mia vita lontana da Lui…ci credo si, ma col cuore freddo, ci credo con le mie azioni di carità, con il mio essere gentile…ecco basterà questo a far felice Dio?

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Il futuro di Israele e Geremia 33:14-26

Molti Cristiani aderiscono alla Teologia della Sostituzione (per quanto molti di loro rifiutino quest’etichetta o persino il concetto stesso). Questa posizione è di solito comune nell’ambiente del Cristianesimo Riformato, ed è essenzialmente un’eredità della chiesa cattolica romana. Coloro che aderiscono alla Teologia della Sostituzione hanno speso tantissime energie nel cercare di dimostrare che la nazione di Israele non ha più un ruolo centrale nei piani di Dio e non sarà mai il “quartier generale” del Regno Messianico che deve venire. A seconda di dove vivete la vostra cristianità quotidiana, questa posizione potrebbe essere più o meno diffusa. Come forse alcuni di voi sapranno, la mia famiglia ed io viviamo attualmente in Inghilterra, dove le chiese con questa posizione teologica sono un gran numero.

Eppure, io ritengo che Dio comunichi sempre nella maniera più semplice possibile; credere che Dio abbia rivelato tutta una serie di cose ai profeti antichi, ma che tali cose sarebbero finite col significare tutt’altro “alla luce del nuovo testamento” equivale a credere che Dio è un’ingannatore.

A tale riguardo voglio commentare un passaggio dal libro di Geremia.

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L’eresia del Purgatorio

Recentemente sono incappato nella notizia che Susan Tassone, scrittrice cattolica, ha raccolto due milioni di dollari per le anime del Purgatorio. Onestamente, sono rimasto di stucco, perché non pensavo esistessero raccolte fondi del genere e di tali proporzioni.

La chiesa romana ha nei secoli assorbito tante dottrine non bibliche, ma il Purgatorio resta, per me, tra le sue dottrine più chiaramente eretiche. L’Enciclopedia Cattolica definisce il Purgatorio così:

Stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio, in cui le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, p. 330)1

La dottrina del Purgatorio non è nemmeno lontanamente citata nella Bibbia. È fin troppo chiaro, nella Parola, che l’uomo possiede solo questa vita per pentirsi davanti a Dio e chiedere salvezza; dopodiché viene il giudizio (Ebrei 9:27), con due soli possibili risvolti: o si viene ammessi nel Regno di Dio, oppure no (Matteo 25:31-46).

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Cristo e la roccia di Oreb

Il Signore disse a Mosè: «Prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate la comunità e parlate a quella roccia, in loro presenza, ed essa darà la sua acqua; tu farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame». Mosè dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva comandato. Mosè e Aaronne convocarono l’assemblea di fronte alla roccia e Mosè disse loro: «Ora ascoltate, o ribelli; faremo uscire per voi acqua da questa roccia?» E Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il suo bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; e la comunità e il suo bestiame bevvero. Poi il Signore disse a Mosè e ad Aaronne: «Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi dei figli d’Israele, voi non condurrete quest’assemblea nel paese che io le do». (Numeri 20:7-12)

Quando lessi per la prima volta che il Signore aveva proibito a Mosè e Aaronne di entrare nella terra promessa, non ne capii bene il motivo. Il popolo di Israele si trovava alla Roccia di Oreb e si lamentava della mancanza d’acqua e il Signore disse allora a Mosè e Aaronne di parlare alla roccia affinché ne sgorgasse acqua; ma Mosè invece colpì la roccia con il bastone. L’acqua uscì comunque, ma il Signore mostrò il suo disappunto ai due fratelli e impartì loro una punizione.

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La purezza dei santi in Cristo

In tutta la Bibbia, solo i santi che appartengono alla Chiesa vengono detti «in Cristo». Questi santi godono di benedizioni spirituali a dir poco indescrivibili. Difatti, la Scrittura dice che Dio «ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo» (Efesini 1:3). Ogni benedizione. Nessuna esclusa.

Una delle realtà più sconvolgenti (e difatti anche tra le più incomprese e spesso intellettualmente rifiutata nella Chiesa) è che il credente in Cristo è irreprensibile (ovvero, perfettamente giusto) agli occhi di Dio.

Ciò è deducibile da versi chiarissimi nella Bibbia:

  1. Siamo stati dichiarati giusti per fede (Romani 5:1);
  2. Possediamo la giustizia (perfetta) di Dio (2 Corinzi 5:21);
  3. Siamo, come detto, irreprensibili agli occhi di Dio (Colossesi 1:21-22; Efesini 5:25-27);
  4. Il peccato che vive nella nostra carne viene ora visto separatamente dal «nuovo io» derivato dalla nuova nascita (Romani 7:15-25);
  5. Possiamo aver fiducia (e non paura, cfr. 1 Giovanni 4:18) nel giorno del giudizio, perché come è Gesù così siamo noi in questo mondo (1 Giovanni 4:17). E com’è Gesù? Senza peccato (Ebrei 4:15).1

Tutto ciò c’è stato concesso da una transazione di giustificazione (1 Corinzi 6:11) e garantito nel momento in cui abbiamo creduto il vangelo (Efesini 1:13-14).

Lode al Dio eterno, al nostro Signore Gesù Cristo.


  1. Questo è perfettamente consistente con il fatto che il non credente è in Adamo e quindi è come lui, cioè peccatore, pertanto morto perché il salario del peccato è la morte (Romani 6:23). Mentre il credente è come Cristo, senza peccato, quindi vivo. Come è scritto: «Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati» (1 Corinzi 15:22); e ancora «Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante» (1 Corinzi 15:45) 

Il Peccato di Onan

Giuda prese per Er, suo primogenito, una moglie che si chiamava Tamar. Ma Er, primogenito di Giuda, era perverso agli occhi del Signore; e il Signore lo fece morire. Allora Giuda disse a Onan: «Va’ dalla moglie di tuo fratello, prenditela in moglie come cognato e suscita una discendenza a tuo fratello». Onan, sapendo che quei discendenti non sarebbero stati suoi, quando si accostava alla moglie di suo fratello, faceva in modo d’impedire il concepimento, per non dare discendenti al fratello. Ciò che egli faceva dispiacque al Signore, il quale fece morire anche lui. (Genesi 38:6-10)

Il presunto peccato

Soprattutto in ambito cattolico romano, il peccato di Onan è stato frainteso e strumentalizzato a tal punto che nella lingua italiana, come in molte altre lingue, abbiamo un termine che è derivato direttamente dal nome del figlio di Giuda: onanismo. Ultimamente mi è capitato di nuovo di leggere la stessa interpretazione, ma da parte di un ministero evangelico. Chi supporta questa interpretazione si concentra sul fatto che il passaggio dice che Onan «faceva in modo d’impedire il concepimento» e quindi ne deducono una condanna esplicita di ogni forma anticoncezionale.

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Giudice, legislatore, re, salvatore

Quest'articolo è parte 2 di 2 nella serie Gesù, il Dio Vivente

Poiché il Signore è il nostro giudice, il Signore è il nostro legislatore, il Signore è il nostro re, egli è colui che ci salva. (Isaia 33:22)

In questo passaggio di Isaia il Signore viene identificato come:

  • Giudice
  • Legislatore
  • Re
  • Salvatore

Il termine qui tradotto tradizionalmente Signore è conosciuto come tetragramma, ovvero YHWH, oggi spesso reso come Yahweh (Iavè) or Jehovah (Geova). È il nome del Dio vivente che gli Ebrei già secoli prima di Cristo avevano smesso di pronunciare, sostituendolo con Adonai (Signore, da cui la tradizione ancora oggi di rendere il tetragramma con tale titolo) o HaShem (“Il Nome”), per eccesso di zelo nel cercare di evitare di usare il nome di Dio invano (Esodo 20:7).

Secondo il culto eretico dei Testimoni di Geova, questo sarebbe l’unico vero nome di Dio, mentre Gesù non è Dio, ma “un dio”, secondo loro l’arcangelo Michele (nonostante sia scritto chiaramente: Infatti, a quale degli angeli ha mai detto: «Tu sei mio Figlio, oggi io t’ho generato»? e anche: «Io gli sarò Padre ed egli mi sarà Figlio»? (Ebrei 1:5)).

Ma diamo un’occhiata a cosa Gesù stesso e gli apostoli dicono riguardo Cristo il Signore.

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