Contro la cupidigia e l’invidia

Nulla di ciò che ci è stato dato è nostro per diritto. Desiderare qualcosa non ci da il diritto di ricevere o soddisfare quel desiderio. Bisogna stare attenti a non trasformare quel desiderio nel nostro unico desiderio, o quel che è peggio, trasformarlo in un idolo che va soddisfatto. Dobbiamo invece guardare nelle nostre vite e considerare quello che abbiamo. Perché è stato dato a noi nello specifico, da Dio. Alcuni doni sono per me, altri sono per qualcun altro. Ciò che è stato dato a te, non necessariamente deve essere dato anche a me. Ciò che è normale per molti (avere uno sposo, un bambino o una casa di proprietà), non lo è necessariamente per altri. E viceversa. La chiave per la gioia è comprendere questo: ciò che voglio non è sempre ciò di cui ho bisogno; ciò di cui ho bisogno è ciò che ho; ciò che ho deve diventare ciò che voglio. Questo è vivere appieno e con gratitudine. E se mi venisse dato di più, allora ancor di più non desidererò ciò che non ho, ma ancora di più gioirò di quel che ho.

Un cuore gioioso è un cuore che riposa nell’accontentarsi e non richiede nulla in più di quello che già ha. Questo compiace il nostro buono e generoso Dio. Se siamo nel bisogno allora preghiamo e Dio provvederà (Matteo 6:25-34), ma fratelli, non compromettiamo il piacere di godere delle cose che abbiamo per il desiderio bruciante e consumante per le cose che non abbiamo.

Camminiamo retti e manteniamoci puri.

La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla. (1 Timoteo 6:6-7)

Custodisci il tuo cuore – Parte II: come?

Quest'articolo è parte 2 di 2 nella serie Custodisci il tuo cuore

L’enfasi del nostro verso portante sta nella frase “più di ogni altra cosa”. Altre versioni, come la Diodati, traducono “con ogni cura”; la versione inglese invece riporta “con ogni diligenza”. Potremmo in breve dire che dovremmo:

  • Curarlo con ogni cura possibile
  • Difenderlo con ogni difesa possibile
  • Custodirlo con ogni custodia possibile

Un buon punto di partenza per fare ciò è chiedere a Dio, come il salmista ha fatto:

Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri. Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna. (Salmi 139:23-24)

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Custodisci il tuo cuore – Parte I: perché?

Quest'articolo è parte 1 di 2 nella serie Custodisci il tuo cuore

È la prima volta che partecipo ad una conferenza per sole donne. Devo ammettere che ci sono andata abbastanza scettica, il che è perfettamente conforme alla mia natura. Eppure, il Signore mi ha sorpreso, in maniera dolce e bella (come è Suo solito fare!), così che di questa GBWA Kent Women Conference adesso ho un ricordo stupendo. E con grande desiderio voglio parlarne con voi, perché possiate come me trarre beneficio da ciò che ho ascoltato e ricordare questo messaggio importante, per applicarlo ogni giorno.

Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita” (Proverbi 4:23)

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Buona fine e buon principio!

Un altro anno è passato.

Se conoscete il Signore Gesù, e non intendo conoscerlo come figura storica, ma una conoscenza salvifica di Cristo come proprio Signore e Salvatore, una conoscenza da peccatore che ha la certezza dei suoi peccati tanto quanto ha fede solo e unicamente nel fatto che il sacrificio di Cristo è sufficiente a cancellarli tutti, in toto, per sempre. Se conoscete il Signore Gesù — dicevo — ringraziatelo per tutto ciò che ha fatto (1 Tessalonicesi 5:18)

Se non Lo conoscete, be’, ringraziatelo ugualmente, poiché l’intero creato sussiste in Lui (Colossesi 1:17) e perché «egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti» (Matteo 5:45).

Se bramate un mondo dove morte, sofferenza, dolore, conflitto e male non esistono, allora bramate I Nuovi Cieli e La Nuova Terra (Apocalisse 21:1). Sappiate dunque, se non lo sapete già, che l’unica via per arrivarvi è nascere di nuovo (Giovanni 3:3), per grazia attraverso la fede in Gesù (Efesini 2:8-9).

Cosa aspettate? Avete soltanto questa vita a disposizione (Ebrei 9:27) per fare questa scelta; la scelta più importante della vostra vita.

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, 26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo (Giovanni 11:25-26)

Arrivederci Nabeel

Nabeel Qureshi, nato il 13 aprile del 1983, ci ha lasciato il 16 settembre 2017, dopo poco più di un anno passato a battagliare — con fede e medici — un cancro aggressivo allo stomaco diagnosticatogli nell’agosto dell’anno scorso.

Mi rendo conto che Nabeel Qureshi potrebbe non essere molto — se non affatto — conosciuto in Italia, ma è mio sincero desiderio commemorarlo, avendo egli fatto parte della mia vita, del mio percorso di fede e del mio training (ancora e per sempre in corso) come apologeta. Pur non avendolo mai incontrato personalmente, Nabeel è stato più reale e influente nella mia vita di tantissimi altri.

A dimostrazione della grandezza di Dio, della natura della Chiesa e del lavoro dello Spirito Santo, il suo amore, sempre vivido in tutto ciò che faceva per servire il Signore, è arrivato fino a noi, e il bene che mia moglie e io abbiamo provato — e ancora proviamo — per lui è davvero grande. Altrettanto grande è la tristezza che sentiamo sapendo che non apparirà più sul suo canale YouTube, che non sarà più in giro per il mondo a evangelizzare e dibattere, che non scriverà più libri, che — in questa vita — non avremo possibilità di incontrarlo, e che non potrà essere il padre e il marito che desiderava tanto essere per Ayah e Michelle.

Ma il nostro conforto è in Dio e nel Vangelo di Cristo, che ci dà la certezza che Nabeel è vivo anche ora (2 Corinzi 5:1-8), che il suo dolore è finito, le sue lacrime asciugate per l’ultima volta, e che risorgerà con corpo glorificato per passare la vita eterna con tutti noi e col nostro Dio (Apocalisse 21:3), Colui che ci ha riscattati col Suo Sangue, il Signore Gesù Cristo.

Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna. (1 Giovanni 5:20)

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La coppa dell’ira, la croce della grazia

La Parola di Dio è come una porta. A colui il quale il Signore dà di aprirla e attraversarla, essa conduce ad una dimensione di conoscenza, istruzione e comprensione, di Dio e del mondo, del tutto nuova e veritiera. Quando un testo biblico viene compreso con lo Spirito esso è fonte di grande gioia e meraviglia, oltre che di grande utilità per la vita di ogni giorno. Io trovo in questo la mia gioia e forza, nella Parola di Dio.

L’altro giorno stavo leggendo Geremia, e questi versi mi hanno ispirato una riflessione, che ho compreso come nuova, e vorrei condividerli con voi.

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Il marito amorevole

L’apostolo Paolo ci dice che noi mariti dobbiamo amare le nostre mogli come anche Cristo ha amato la Chiesa (Efesini 5:25), con un amore sacrificale, preparati a morire per loro, e sempre pronti a perdonare tutto ciò che hanno fatto e mai faranno di sbagliato (Colossesi 2:13; Ebrei 10:4), perché questo è ciò che Gesù ha fatto e fa ogni giorno con la Chiesa. Dobbiamo essere preparati a essere feriti e colpevolizzati dagli sbagli delle nostre mogli, o persino a causa di essi; il tutto in silenzio, senza lamentarci, perché questa fu l’attitudine di Gesù mentre andava alla croce per pagare i nostri peccati (Isaia 53:7). Anche Pietro ci dice che l’amore copre una gran quantità di peccati (1 Pietro 4:8). L’apostolo, in realtà, cita un passaggio dal libro dei proverbi (Pr 10:12) e ci ricorda che il vero amore cerca sempre di perdonare e di non ritenere responsabili per le loro colpe coloro che ci offendono. Il vero amore cerca e fa la pace, laddove il mondo normalmente cerca lo scontro e causa divisioni. L’amore non addebita il male, dice di nuovo Paolo (1 Corinzi 13:5). In una traduzione più letterale leggeremmo «l’amore non porta il conto delle malefatte». In sintesi, l’amore non compila la lista degli sbagli altrui, ma li lascia cadere nel dimenticatoio.

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La ragione del Natale

Sono cresciuto a Napoli. Da bambino il Natale era…«i regali». I zampognari. I dolci, con paste reali, mustacciuoli, roccocò. Gli struffoli, i datteri, le noci. Fare l’albero all’Immacolata e fare il presepe, ma col bambin Gesù «coperto», perché, è chiaro, bisogna aspettare la mezzanotte del 25 per scoprirlo; nun è nnato ancora, mi par di sentire pure ora la voce di mio padre. Crescendo, si aggiunge l’attesa del cenone della vigilia. ‘A ‘nzalata ‘e rinforzo. Il pranzare leggero il 24 dicembre, solo con una fetta di pizza di scarole. Le candele profumate e quelle mangiafumo. La frittura di pesce e baccalà, e il balcone spalancato per farne uscire la puzza. Mamma relegata in cucina, a volte con qualche zia. Le bancarelle di botti di contrabbando, che all’epoca spuntavano già a Settembre. Un po’ più avanti negli anni e si aggiungono le strade affollate, il consumismo, le decorazioni cittadine. E San Gregorio Armeno: presepi d’artigianato puro che rappresentano paesi interi, comunità, gente d’ogni specie, personaggi famosi. E Betlemme che talvolta lascia spazio a Napoli col Vesuvio, perché si sa, per il Napoletano, Napoli è il centro del mondo. E poi c’era la messa di Natale, finché i miei riuscirono ad obbligarmi. Tanta, tanta tradizione. Alla quale si aggiungeva cultura d’oltreoceano che poco c’entrava con tutto il resto. In televisione dozzine di film hollywoodiani. La favola di Babbo Natale. E il classico ripetuto ad nauseam: «a Natale sono tutti più buoni». Ma perché solo a Natale poi? La gente non può essere buona tutto l’anno? (No, non può (Romani 3:10-12), ora lo so. Ma all’epoca no).

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Svendere Gesù

Qualunque sia il tuo problema, la soluzione è Gesù!

Mai sentito niente del genere? O altre varianti sul tema? Mi spiace, ma se si cerca di attirare il non credente a Gesù così, si sta difatti predicando un falso vangelo. Se da un lato è vero che lo Spirito Santo che riceve il credente nato di nuovo può eliminare molti problemi all’istante e aiutarci ad eliminarne molti altri nel corso della vita, il punto è che svendere Gesù come colui che risolve i nostri problemi terreni è, semplicemente, blasfemo. Innanzitutto, non è la motivazione giusta per avvicinarsi a Gesù. Riconoscere il proprio stato di peccatore, invece, lo è. In seconda istanza, la soluzione dei nostri problemi temporali è una conseguenza, non la ragione per credere in Gesù. Terzo, anche dopo aver salvato qualcuno, il Signore potrebbe ignorare completamente tutti i suoi problemi temporali, senza per questo essere meno giusto, né tale persona meno graziata per aver ricevuto ciò che non si meritava. Per quanto gravi possano essere i nostri problemi in questa vita, noi tutti abbiamo un unico problema in comune, grande e dalle conseguenze eterne: siamo peccatori. La Bibbia ci dice chiaramente che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Romani 3:23) e che il salario del peccato è la morte (Romani 6:23a). Questo è il grande problema comune a tutta l’umanità: tutti muoiono perché tutti sono peccatori. Allo stesso tempo, la Bibbia ci ricorda che il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:23b) e che Gesù è l’unica via di salvezza per l’uomo (Giovanni 14:6; Atti 4:12). Invocate il nome del Signore (Romani 10:13), credete nel suo nome (Giovanni 1:12-13), nascete di nuovo (Giovanni 3:3). Gesù è morto per pagare tutti i peccati dell’umanità (1 Giovanni 2:2) ed è risorto per giustificare chiunque creda in lui (Atti 13:39).

Le Lingue e la Parola di Dio

Le lingue sono il solo dono dello Spirito che può essere più facilmente contraffatto. Per coloro che, senza spirito critico, ne accettano qualsiasi manifestazione come se fosse dal Signore, l’enfasi è sull’esperienza anziché sulla Parola di Dio. Eppure Pietro punta a una più salda parola profetica – Le Scritture – piuttosto che all’esperienza, persino alla luce di un’esperienza come quella sul Monte della Trasfigurazione (2 Pietro 1:16-21): “Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.” (2 Pietro 1:20-21)The Berean Call, Apples of Gold, 5/9/2015

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