Il futuro di Israele e Geremia 33:14-26

Molti Cristiani aderiscono alla Teologia della Sostituzione (per quanto molti di loro rifiutino quest’etichetta o persino il concetto stesso). Questa posizione è di solito comune nell’ambiente del Cristianesimo Riformato, ed è essenzialmente un’eredità della chiesa cattolica romana. Coloro che aderiscono alla Teologia della Sostituzione hanno speso tantissime energie nel cercare di dimostrare che la nazione di Israele non ha più un ruolo centrale nei piani di Dio e non sarà mai il “quartier generale” del Regno Messianico che deve venire. A seconda di dove vivete la vostra cristianità quotidiana, questa posizione potrebbe essere più o meno diffusa. Come forse alcuni di voi sapranno, la mia famiglia ed io viviamo attualmente in Inghilterra, dove le chiese con questa posizione teologica sono un gran numero.

Eppure, io ritengo che Dio comunichi sempre nella maniera più semplice possibile; credere che Dio abbia rivelato tutta una serie di cose ai profeti antichi, ma che tali cose sarebbero finite col significare tutt’altro “alla luce del nuovo testamento” equivale a credere che Dio è un’ingannatore.

A tale riguardo voglio commentare un passaggio dal libro di Geremia.

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Da Gedeone a Netanyahu, passando per la Chiesa

Poiché tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore ti ha scelto, perché tu sia il suo popolo prediletto fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. (Deuteronomio 14:2)

Dopo l’Esodo dall’Egitto e i susseguenti quaranta anni nel deserto, Giosuè guidò Israele verso la Terra Promessa e Dio concesse a Giosuè vittoria dopo vittoria, eliminando tutti i pagani nella terra di Israele. Ma dopo che Giosuè morì, Israele non finì mai di conquistare i suoi nemici come Dio aveva comandato (Giudici 1:27-36) ed essi, adoratori di Baal, ebbero una terribile influenza su Israele, a tal punto che gli Israeliti stessi iniziarono ad adorare questo falso dio (Giudici 2:11), partecipando in orge pagane e sacrificando i propri figli! Tuttavia, tempo dopo, Israele capì il proprio peccato, se ne pentì e Dio permise ancora una volta al Suo popolo di sradicare i suoi nemici dalla Terra Promessa. Tra i più formidabili di questi nemici ci furono i Madianiti, che erano «numerosi come le locuste» e avevano un esercito di centoventimila guerrieri.

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Israele e la protezione divina nel conflitto con Gaza

“Così parla il Signore, l’Eterno: Quando avrò raccolto la casa d’Israele di mezzo ai popoli fra i quali essa è dispersa, io mi santificherò in loro nel cospetto delle nazioni, ed essi abiteranno il loro paese che io ho dato al mio servo Giacobbe; vi abiteranno al sicuro; edificheranno case e pianteranno vigne; abiteranno al sicuro, quand’io avrò eseguito i miei giudizi su tutti quelli che li circondano e li disprezzano; e conosceranno che io sono l’Eterno, il loro Dio”. (Ezechiele 28:25-26 LND)

Questa è solo una delle tante profezie riguardanti il ritorno di Israele alla terra che il loro Dio, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe promise con un patto di dare ai discendenti di Abramo.
Oggi abbiamo visto queste profezie avverarsi e Israele ricomparire come nazione nel 1948, proprio su quella terra, che oggi è ancora teatro di scontri e contese.
In questa nuova, ma in realtà antica e mai terminata, guerra tra gli indigeni e la discendenza di Giacobbe vediamo avverarsi più che mai le parole che Iddio promise ad Israele, di dare loro la terra che Egli ha scelto per loro, di farvi abitare al sicuro e di fare di loro il Suo popolo e di essere per loro il loro Dio.

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