La Parabola dei due Figli

Recentemente ho fatto una chiacchierata con un gruppo di cattolici romani online.1 Una delle persone su quella pagina si è dimostrata cordiale e aperta al dialogo; abbiamo discusso le nostre differenze tranquillamente. Tuttavia, una delle domande che mi ha fatto richiedeva una risposta lunga che sostanzialmente si è tradotta in un piccolo studio biblico, che ora vi propongo.

La richiesta

Mi è stato chiesto di analizzare i versi di Matteo 21:28-32. Il commento che accompagnava la richiesta era: «In pratica, questa parabola pone il fare prima del credere, nel senso che il fare implica già il credere, anche se non viene espresso pubblicamente a parole».

È chiaro che il nostro amico ha portato il suo bagaglio presupposizionale nella discussione, leggendo nel testo delle opere giustificatrici che seguono necessariamente la vera fede, quando difatti tale concetto è totalmente alieno al testo che stiamo per esaminare. Intanto, citiamo il passaggio:

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Avvicinatosi al primo, disse: “Figliolo, va’ a lavorare nella mia vigna oggi”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, vi andò. Avvicinatosi all’altro, disse la stessa cosa. Egli rispose: “Vado, signore”; ma non vi andò. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «Il primo». E Gesù a loro: «Io vi dico in verità: i pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio. Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui. (Matteo 21:28-32)

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L’Antico Egitto conferma la Genesi

Manétóne era uno storico e sacerdote egiziano del 270 a.C.1 La sua cronologia dei re d’Egitto, che differisce da quella biblica di diversi secoli, ha portato alcuni archeologi evangelici fuori strada. E ciò non è un problema da sottovalutare, visto che la questione è stata utilizzata per screditare la Bibbia. Ma anche alcuni storici laici stanno ora cominciando a capire che la cronologia di Manétóne ha bisogno di una drastica revisione per motivi che il sacerdote non poteva sapere all’epoca; si è scoperto, infatti, che alcuni dei re che egli pensava avessero regnato in successione hanno invece governato contemporaneamente.2

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L’affidabilità del vecchio testamento

Storia e archeologia sono tra i campi più affascinanti quando si parla di comprovare il testo biblico. In attesa di articoli più dettagliati e, soprattutto, mentre prepariamo la nostra prima serie di video incentrati sulla ricerca di Brian Edwards, vi proponiamo questo breve articolo che Chad Gross ha scritto per la Apologetics Study Bible for Students, una bibbia per studio incentrata sull’apologetica.

L’Antico Testamento fu originariamente scritto in ebraico (con alcuni capitoli scritti in aramaico). Contiene trentanove libri scritti tra circa il 1400 a.C. e il 400 a.C. Gli scribi che hanno copiato e conservato il testo sono stati attenti ed estremamente minuziosi, implementando meccanismi efficaci nell’ambito di un processo atto a garantire la trasmissione accurata del testo. Svilupparono, infatti, sistemi numerici per assicurare una copia accurata: contando il numero di righe, lettere e parole per pagina della nuova copia e poi confrontandolo con l’originale. Se v’erano delle differenze la copia veniva distrutta e si ricominciava daccapo.

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Gesù un mito?

Bart Ehrman è un rinomato studioso di Nuovo Testamento e critico testuale delle origini del Cristianesimo. Il dott. Ehrman è tuttavia un non credente; è stato ed è sia uno dei maggiori nemici della Cristianità in campo accademico, sia una benedizione, perché le sue critiche e le sue opposizioni non hanno fatto altro che incrementare le ricerche nel campo della critica testuale, ma non solo, così da produrre confutazioni solide. Tutto col risultato che l’affidabilità della Parola di Dio ne esce ogni volta riconfermata e rinforzata.

Sebbene un Gesù prettamente “storico” non è sufficiente alla salvezza di alcuno, la seguente citazione, specie perché proveniente da un personaggio come il dott. Ehrman, è dunque risposta più che sufficiente per coloro che ancora vivono nel mondo della favole e credono che il personaggio storico del mondo antico più certo in assoluto non sia nemmeno mai esistito!

Inoltre, quando si afferma che Gesù sia stato semplicemente inventato lo si fa senza alcun fondamento. I cosiddetti “paralleli” tra Gesù e gli “dei salvatori” pagani sono frutto della moderna immaginazione nel più dei casi: non esiste alcun’altra narrativa storica che racconta di qualcuno nato da una madre vergine, che sia morto come propiziazione per i peccati e che sia risorto dai morti (nonostante ciò che i sensazionalisti ripetono ad nauseam nelle loro versioni propagandistiche) — Bart Ehrman, Did Jesus Exist?, Harper Collins, 2012

L’eresia del Purgatorio

Recentemente sono incappato nella notizia che Susan Tassone, scrittrice cattolica, ha raccolto due milioni di dollari per le anime del Purgatorio. Onestamente, sono rimasto di stucco, perché non pensavo esistessero raccolte fondi del genere e di tali proporzioni.

La chiesa romana ha nei secoli assorbito tante dottrine non bibliche, ma il Purgatorio resta, per me, tra le sue dottrine più chiaramente eretiche. L’Enciclopedia Cattolica definisce il Purgatorio così:

Stato ultraterreno, duraturo fino all’ultimo giudizio, in cui le anime di coloro, che sono morti in Grazia, ma con imperfezioni o peccati veniali o pene temporali da scontare per i peccati gravi rimessi, espiano e si purificano prima di salire in paradiso (Enciclopedia Cattolica, vol. 10, p. 330)1

La dottrina del Purgatorio non è nemmeno lontanamente citata nella Bibbia. È fin troppo chiaro, nella Parola, che l’uomo possiede solo questa vita per pentirsi davanti a Dio e chiedere salvezza; dopodiché viene il giudizio (Ebrei 9:27), con due soli possibili risvolti: o si viene ammessi nel Regno di Dio, oppure no (Matteo 25:31-46).

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Cinque ragioni per credere nella risurrezione di Cristo

No, non ce ne sono solo cinque di ragioni, ma molte di più. Tuttavia una lista esaustiva di tutti i motivi per cui credere alla risurrezione di Gesù Cristo richiederebbe tempo e spazio che non credo l’essere umano medio abbia.1

1. La tomba vuota

Gesù fu giustiziato pubblicamente per mezzo di crocifissione romana e fu poi messo a giacere in una tomba da Giuseppe di Arimatea, un membro del Sinedrio (Giovanni 19). Tre giorni dopo alcune donne dichiararono che la tomba era vuota (Luca 24). È a Gerusalemme che Gesù fu crocifisso ed è sempre a Gerusalemme che la gente iniziò a dichiarare di aver visto Gesù risorto. I capi dell’epoca erano radicalmente contro Gesù e chiunque dichiarasse che Egli fosse risorto; avrebbero potuto tranquillamente mettere a tacere l’intera storia mostrando a tutti e pubblicamente il cadavere di Gesù. Cosa che — ed è storicamente provato — cercarono di fare, ma fallendo miseramente, perché non riuscirono a trovarlo da nessuna parte e la tomba era vuota.

È significativo che il Cristianesimo sia imperniato su una tomba vuota e un corpo mancante, perché queste sono entrambe cose pubblicamente *verificabili e falsificabili*.

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Giona

Quella di Giona è l’incredibile storia di un profeta che, dopo essere stato inghiottito da un gran pesce e vomitato sulla riva, a malincuore ha portato la reprobe città di Ninive al pentimento. Il racconto biblico è spesso criticato dagli scettici a causa del suo contenuto miracoloso:

  • Una tempesta mediterranea, invocata e dissipata da Dio (Giona 1:4-16).
  • Un pesce enorme, usato Dio per inghiottire il profeta dopo essere stato gettato in mare (Giona 1:17).
  • La sopravvivenza di Giona nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti1 (Giona 1:17).
  • Il pesce che vomita Giona sulla riva al comando di Dio (Giona 2:10).
  • Un ricino che Dio fa crescere rapidamente, al fine di fare ombra per Giona (Giona 4:6).
  • Un verme mandato da Dio per attaccare il ricino (Giona 4:7).
  • Un vento soffocante che Dio invoca per il disagio di Giona (Giona 4:8).

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